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Giovedì, 08 Giugno 2017 16:30

Non sono scarabocchi

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“Ogni disegno è espressione della persona che lo esegue”. Questa frase inizia il libro <<Non sono scarabocchi>> di Crotti e Magni.

Il bimbo di 2, 3 anni già disegna a modo suo e se gli chiediamo cosa ha disegnato ci racconta molte cose sul suo disegno. Quei bastoncini, cerchi, macchie e magari tutte uguali, saranno tante cose e/o persone e tutte diverse tra loro.

E il bambino, lì in quell’insieme di scarabocchi e buchi sul foglio, racconta le proprie emozioni, le proprie paure, i suoi stadi biologici e psicologici. I test basti sulla interpretazione dei disegni vengono detti “proiettivi” proprio per questo: il bambino sul foglio proietta tutto ciò che lo riguarda; egli dialoga con il mondo degli adulti attraverso i propri disegni e gli adulti avranno il compito di “tradurre” quella parte di sé che mostra.

Quando il bambino disegna, e mi sto riferendo al bambino di 1-3 anni, si accorge di esistere e di essere separato dal mondo; in questo modo egli testimonia la sua presenza. E non solo! Lo scarabocchio gli serve per celebrare l’origine della sua scrittura… da esso il bambino comincia a costruire il linguaggio scritto quindi la comunicazione. Come un cordone ombelicale simbolico, lo scarabocchio gli permetterà di restare unito alla propria famiglia e contemporaneamente gli aprirà le porte verso quel viaggio verso la propria graduale autonomia. Del resto l’uomo primitivo strisciando le mani sull’argilla, tracciando il contorno della mano appoggiata alla parete della propria grotta  ha lasciato un segno della sua presenza  e pensiamo a quale meraviglia che dovette provare di fronte a quanto era in grado di fare!

Dal punto di vista neurobiologico e psicomotorio, il bambino per poter scarabocchiare deve aver raggiunto una adeguata capacità nel muovere la mano con la penna sul foglio cioè un certo grado di maturazione del sistema nervoso che presenterà ovviamente delle tappe ben definite.

Fino a i 20 mesi circa i disegni sono omolaterali ovvero tutti nella parte destra del foglio se eseguiti con la mano destra o nella parte sinistra se con la mano sinistra. Essi sono anche centrifugati ovvero iniziano in un punto vicino al bambino e man mano si allontanano. La direzione  oraria o antioraria non ha importanza. A scelta che il bambino farà comunque non sarà casuale bensi dovuta dalla sua struttura cerebrale e rimarrà fissa fino ai 3 anni. Sarà da questa età in poi infatti che il bambino potrà disegnare dei cerchi. Dai 30 mesi in poi il bambino sarà in grado di far convergere la grafica col linguaggio accompagnando il proprio disegno con la descrizione a voce alta. Accanto agli oggetti semplici da lui disegnati sinora (linee, punti, scarabocchi) appariranno oggetti più complessi come un cerchio completo che con una retta diventerà una figura umana denominata “uomo-girino” . Ma a questa età apparirà anche la prima scrittura ovvero lo scarabocchio che imita la scrittura dei grandi. Sarà dopo i 4, 5 anni che il bambino comincerà a differenziare forme non figurative che saranno poi base sia per la scrittura che per il disegno.

Nell’interpretazione dei disegni occorre imparare ad osservare per dare il giusto valore nell’interpretazione. Questo vale sia per i genitori che per gli educatori. Bisogna osservare con attenzione:

  • Impugnatura con cui tiene la matita che è espressione di libera e rilassata motricità se sciolta; se invece l’impugnatura è costretta è conseguenza di tensioni di vario genere (non solo muscolari);
  • punto di partenza da cui inizia a disegnare: se lo fa dal centro del foglio indica che è in sintonia con se stesso e con l’ambiente in cui vive in quanto si percepisce al centro del mondo;
  • spazio occupato: attenzione se occupa poco spazio: significa che è un bambino pauroso, inibito, introverso;
  • tratto lasciato sulla carta: se è un tratto sicuro e deciso il bimbo possiede libertà di movimento, di sporcarsi, di esplorare; se è incerto e tremolante il bambino sarà timido, indeciso, con paura di disapprovazione e di rimprovero (indice anche di una educazione troppo attenta alla pulizia);
  • pressione (può arrivare anche a fare buchi): un tratto poco marcato indica sensibilità mentre quello marcato forte energia, vitalità e bisogno di ampi spazi per muoversi;
  • forma dello scarabocchio: cerchio, angolo, linee tratteggiate, punti sono tutti espressione di un modo di porsi nel mondo, percepirsi ed espandersi.

Come dicevo, il disegno è espressione concreta dei propri sentimenti e delle proprie emozioni, fosse anche solo una piccola macchia. Con l’analisi dei disegni siamo in grado di capire cosa i bambini ci vogliono dire: il sole sarà il papà, la casa la mamma, un albero sarà il proprio Io e così via. Ed anche il colore usato indicherà energia vitale ed affettività. Ad esempio un sole senza raggi,  una casa senza finestra o fumo dal comignolo, un cielo con le nubi nere che lasciano cadere goccioloni di pioggia o un volto tutto rosso indicano tutte malinconia.

Altra componente d’analisi del disegno quindi saranno: la figura umana, l’albero, la casa, la famiglia.

Prendo per esempio in esame la figura umana: nel disegnarla il bambino rappresenta inconsciamente se stesso quindi la percezione del proprio  schema corporeo e dei desideri che l’accompagnano. Se l’omino è disegnato  in un buon punto del foglio, magari centrale, è proporzionato e strutturalmente completo, occupa quasi tutto il foglio, è stato disegnato con un tratto ben delineato il bambino sarà avviato verso una crescita armonica con un buon adattamento alla realtà circostante. Prendiamo ad esempio la dimensione (lunghezza o grandezza)  spropositata di un organo umano:

  • un “collo lungo” esprime necessità di esplorare e rendersi conto di persona di quanto succede attorno per poter poi crearsi con la propria fantasia un mondo di sogni e gratificazioni, cioè indica la tendenza del bimbo a staccarsi con facilità dalla realtà
  • delle “gambe lunghe” contro un corpo e testa piccoli piccoli, sono segnale di esperienze difficili vissute nel periodo della prima nutrizione e svezzamento quali intolleranze alimentari o diete forzate o scarso appetito o ricoveri in ospedale
  • “braccia lunghe” indicano necessità di comunicare, incontrare, abbracciare tutto. Indicano anche affettività esuberante e carattere conciliante a meno che non siano accompagnate da un qualche altro segnale che possa far pensare all’aggressività come mani a pugno chiuso o ad artiglio o anche una bocca marcata e rossa o denti molto evidenti
  • gli ”occhi grandi”  sono invece la finestra dell’anima e quindi indicano il desiderio di dominare le cose, la curiosità. Se il bambino percepisce da parte del mondo adulto un rifiuto, questo verrà evidenziato dalle dimensioni della bocca
  • le “mani  grandi” servono per accarezzare, toccare, maneggiare ma anche dare schiaffi per cui il significato può essere ambivalente;  indicano in ogni caso bisogno di scambi intensi e frequenti.

Il disegno dei bambini è il modo spontaneo di esprimere sé stessi; per questo saper leggere i loro disegni permette di capire più a fondo le loro esigenze e le loro paure.

Evi Crotti e Alberto Magni sono due esperti del settore. Il loro libro offre a genitori ed insegnanti nonché psicologi ed educatori uno strumento per comprenderli ed aiutarli. Hanno insieme pubblicato anche <<I disegni dell’inconscio>>, <<Come interpretare gli scarabocchi degli adulti>>, <<Chi è mio figlio?>> ed altri.

(Crotti – Magni)
D. Tomassini
Letto 1977 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Giugno 2017 16:30

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